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Progetto senza titolo (5)

La nostra Direzione risponde ad un articolo che parla di noi, pubblicato oggi su un noto quotidiano.

“Stiamo attraversando un tempo difficile, e siamo chiamati ad affrontare prove fino ad un mese fa non ipotizzabili. Ma, proprio per questo, siamo anche chiamati ad un agire responsabile, competente, informato, con un equilibrio oggi più indispensabile di sempre, non solo come cittadini ma come persone che continuano il proprio lavoro di cura e assistenza, nel settore sanitario e sociosanitario.
Non è questo il tempo di dedicarsi “all’arte dei proclami”, da qualsiasi pulpito arrivino, né quello dello “sciacallaggio mediatico” quantomai inopportuno: piuttosto è il momento di fornire le informazioni giuste, di dare, per quanto possibile, sicurezza alle persone, di supportare chi ne ha più bisogno.
Con dispiacere abbiamo letto questa mattina un articolo apparso sul quotidiano La Nazione, in cronaca di Empoli, dove, con un abile gioco di copia-incolla, la giornalista ha riportato il post di una dipendente della Rsa Chiarugi che una settimana fa scriveva sul profilo Facebook “community” del Sindaco della nostra città, a cui era stata data risposta. Ognuno è chiamato a fare la sua parte, nel rispetto dei ruoli, ma con la consapevolezza che ogni azione porta a reazioni, nel bene e nel male. Ci vuole, dunque e prima di tutto, molto rispetto per chi ci ha lasciati, rispetto per chi c’è, rispetto per chi lavora. Questa forma di rispetto, forse, si ottiene più con un “codice di stile” che con il clamore a tutti i costi.
Veniamo, quindi, a qualche spiegazione più tecnica: fino al tredici marzo scorso gli operatori non avevano in dotazione i DPI – mascherine chirurgiche – previsti per la prevenzione della diffusione del Covid-19, ne abbiamo anche fatte “in casa”, come potevamo, lavabili e riutilizzabili. Da quella data, reperendo i prodotti dove e come è stato possibile – molti ordini non sono stati consegnati perché bloccati per altre gravi necessità a Nord Italia – siamo arrivati ad avere una dotazione accettabile. I DPI oggi in uso sono non solo le mascherine chirurgiche, ma tutto il materiale monouso richiesto (camici, soprascarpe, guanti, occhiali). Un nostro fornitore, molto gentilmente, ci ha realizzato le visiere; la Misericordia, nostro Ente fondatore, ieri ci ha messo a disposizione cinque mascherine FP2 indispensabili per la gestione dei residenti da aspirare. Viene gestito un magazzino unico per i DPI che servono per garantire i servizi di volontariato della Misericordia e per quelli della Rsa, con una logistica che sta funzionando molto bene.
Non abbiamo abbassato la guardia per un solo istante: abbiamo cominciato a prepararci al peggio prima ancora che la normativa nazionale e regionale toccasse la nostra Regione ed in seguito tutto il territorio italiano. Le procedure non mancano, non mancano le linee guida, le istruzioni, la formazione degli operatori che, insieme al personale e volontari della Misericordia, era stata fatta a fine febbraio, in collaborazione con l’ASL empolese.
Ci sono stati ad oggi due casi positivi, nello stesso reparto, verificatesi a distanza di un giorno l’uno dall’altro. Il piano è stato messo in quarantena con tutti gli accorgimenti possibili, adottando misure, per tutta la struttura, anche molto più stringenti di quanto le stesse normative richiedono. Tuttavia neppure un operatore del piano interessato, non avendo sintomi – e nessuno ad ora ne ha avuti – si è assentato dal servizio ma ha continuato a sorridere ai nostri anziani anche solo con gli occhi, in un periodo di forzato isolamento.
Ogni giorno vengono monitorati i residenti con misurazione della temperatura e saturazione. Gli stessi accorgimenti vengono adottati con gli operatori – misurazione a distanza della temperatura – e saturazione per chi lo desidera. I tamponi, che avrebbero dato maggiori certezze, non sono previsti in assenza di sintomi, né per residenti né per operatori perciò abbiamo messo a punto una strategia ampia – tralasciamo le specifiche ma se a qualcuno interessano, siamo pronti a condividerle – in modo che chi vive nella struttura e chi ci lavora, un gruppo complessivo di oltre 250 persone, possa continuare a considerare questo luogo sicuro come la propria casa o forse anche di più. Siamo in contatto con i familiari e parenti per dare le informazioni e per rassicurare anche loro, aspettando tutti, un tempo – ci auguriamo non lontano – in cui potremo tornare ai nostri progetti, alle nostre iniziative, a poter esprimere quel valore che sta nella nostra azione quotidiana e che, crediamo, sia di vanto non solo per la Rsa Chiarugi e per la Misericordia che tutti ci rappresenta, ma per la città intera e per il nostro territorio.

La Direzione della Fondazione V. Chiarugi”