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Attività Museali

Programmi dedicati a persone con Alzheimer per risvegliare le emozioni attraverso l'arte

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Nel 2011, dopo vari anni di esperienza dei  Caffè Alzheimer che abbiamo inaugurato o ai quali abbiamo partecipato, abbiamo proposto ad alcuni musei fiorentini l’implementazione di programmi dedicati alle persone con Alzheimer ed a chi se ne prende cura, ispirati proprio al metodo di narrazione creativa Time Slips: la Fondazione Palazzo Strozzi ha attivato “A PIU’ VOCI” ed il Museo Marino Marini “L’ ARTE TRA LE MANI”, programmi progettati e condotti da un’équipe della quale fa parte anche uno dei nostri animatori geriatrici, ai quali partecipano regolarmente anche persone residenti nel Modulo Alzheimer, insieme ai loro familiari ed agli operatori.

Grazie all’iniziativa della Regione Toscana, questi programmi si stanno diffondendo ad altri musei compreso, di recente, il MuVe (Museo del Vetro di Empoli). L’intenzione è quella di moltiplicare le opportunità di partecipazione alla vita sociale e culturale per le persone con demenza ed insieme contribuire ad abbattere lo stigma che questa malattia crea all’esterno.

A PIU’ VOCI:
l’opera d’arte, le emozioni, le storie

All’interno di un museo e di una mostra un’opera d’arte può essere usata in vario modo: come oggetto iconico, come illustrazione; come documento storico; oppure come esperienza visiva ed intellettuale.

Nel progetto “A più voci”, iniziamo dall’opera d’arte, cerchiamo un’interazione che sia anche fisica. Stare di fronte ad un’opera originale e non ad una riproduzione, vuol dire trovarsi a contatto con le sue dimensioni, la sua materialità ed anche – ovviamente – con il contesto nel quale è collocata.

Dare all’opera un ruolo centrale vuol dire considerarla autonomamente capace di “parlare” a chi la osserva, o vi entra in contatto.
L’opera d’arte “parla” con ognuno di noi.
Ogni fruitore porta la propria cultura, gusti, propensioni, giudizi personali: per questo la comprensione delle forme avviene sempre secondo una prospettiva individuale.

Per affermare subito la legittimità di interpretazioni diverse, il punto di partenza scelto per questo progetto è quello di valorizzare le sensazioni e le diverse, personali impressioni di fronte ad un’opera, le emozioni che suscita.

Questa scelta, che vale per tutti, diventa, quindi, una strategia vincente per le persone con Alzheimer.

Dobbiamo considerare che la malattia in genere ha un decorso piuttosto lungo, è progressiva, e danneggia certe funzioni cerebrali prima di altre, che invece sembrano conservarsi quasi intatte anche in uno stadio più avanzato: fra queste proprio la capacità di provare emozioni – senza magari essere in grado di spiegarle o anche semplicemente di esprimerle -.

Le impressioni, le emozioni di ciascuno, caregiver compresi (che nel progetto hanno acquistato sempre più un ruolo attivo e consapevole) vengono chieste con autentica curiosità, ascoltate da tutti con attenzione e validate: cioè ripetute facendo “eco”, annotate, ripetute di nuovo al gruppo.

Anche quando chi le condivide non riesce ad esprimersi verbalmente: si ripetono ed annotano anche le parole spezzate o incomprensibili, i versi, i suoni, i gesti. Tutto andrà a fra parte di una narrazione o di una poesia collettiva.

Questo metodo consente di partecipare attivamente a molti, se non a tutti: chi non è in grado di definire un personaggio riesce spesso a dargli un nome, chi non è in grado di immaginare un intreccio può canticchiare una canzone – che finisce con il far parte del racconto -.

L’attività si svolge all’interno del contesto museale, negli orari di apertura di Palazzo Strozzi: si ingombrano le sale, si “disturbano” gli altri visitatori.

Per le persone malate di Alzheimer è inclusivo entrare in uno spazio come quello che offre una mostra, partecipare ad una attività nella quale ci si sente adeguati.

Per i caregiver entrare a far parte di un progetto importante in un ambiente prestigioso significa uscire  dall’isolamento, riconoscersi anche un ruolo. Per gli altri visitatori rappresenta un’occasione di incontro – il modo migliore per provare a rompere lo stigma nei confronti della malattia -.

Siamo convinti che questa sia un’azione che produce cultura.

 

L’ARTE TRA LE MANI:
la comunicazione verbale, l’emozione di toccare

Anche nel progetto “L’arte tra le mani”, in collaborazione con il Museo Marino Marini di Firenze, l’obiettivo non è mai solo quello di offrire un’occasione piacevole e stimolante alla persona con demenza ma anche di proporre al caregiver una “palestra relazionale”, condividendo esperienze significative nelle quali le persone delle quali si prendono cura si dimostrano adeguate alle richieste.

In ognuna di queste occasioni viene condiviso con tutti i partecipanti quanto un incontro con l’arte possa rappresentare un’esperienza personale profonda, accessibile a tutti non perché “facile” o semplificata ma, al contrario perché complessa e deliberatamente irriducibile al solo piano cognitivo, intellettuale, consapevole; un’esperienza costitutivamente dialogica, relazionale, che possa avere per chiunque un’efficacia trasformativa e quindi formativa.

Così come avviene a Palazzo Strozzi, anche al Museo Marino Marini vengono creati una poesia o un racconto davanti ad un’opera scultorea dove è possibile (al Marini si può…) anche provare l’emozione di un’esperienza tattile con le opere d’arte  esposte.

In questo autunno 2016  (da ottobre a dicembre) il progetto avrà un ulteriore sviluppo con “L’Arte per comunicare”, rivolto ai residenti del Modulo Alzheimer della Fondazione Chiarugi, ai loro familiari ed agli operatori.

Si tratta di  un ciclo di sei incontri in cui si alterneranno caregiver (familiari e professionali)  ad incontri aperti alla partecipazione degli stessi caregivers insieme alle persone con demenza delle quali si prendono cura, per approfondire e riflettere sulle residue/diverse capacità comunicative delle persone con demenza, ipotizzando approcci e modalità adeguate, attraverso la comunicazione verbale, l’emozione di toccare, il gesto ed il movimento come espressione di sé.

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